V. 27 N. 1 (2024)
Articoli

Biondo Flavio, Leonardo Bruni e Leon Battista Alberti su quale lingua parlassero gli antichi Romani

Mirko Tavoni
Università di Pisa

Pubblicato 2025-04-01

Parole chiave

  • Storia della linguistica,
  • idee medievali sul latino,
  • Latino volgare,
  • origine del volgare,
  • Idee linguistiche dell’Umanesimo

Abstract

L’articolo verte sulle prime fasi della discussione umanistica su quale lingua parlassero gli antichi Romani, attestate dall’epistola di Biondo Flavio De verbis romanae locutionis, dall’epistola responsiva di Leonardo Bruni An vulgus et literati eodem modo per Terentii Tullique tempora Romae locuti sint (1435) e dalle varie iniziative intraprese da Leon Battista Alberti negli anni successivi, culminate con il Certame coronario del 1441. L’articolo aggiorna lo stato delle conoscenze a quarant’anni dalla ricostruzione dell’intera disputa pubblicata in Tavoni 1984. L’interpretazione della disputa come “nominalistica”, secondo la definizione di Schuchardt 1866, risulta pienamente confermata: i disputanti sostenevano o negavano che nella Roma antica esistesse una forma di “volgare” non sulla base di dati fattuali, ma sulla base delle loro diverse idee preconcette sulla natura del latino, o come una grammatica, cioè una lingua artificiale, o come una lingua naturale. Nuovi elementi confermano ulteriormente che questa discussione linguistica non può essere interpretata nei termini del cosiddetto “umanesimo civile” fiorentino.